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Nutrire la vita
Nota introduttiva

Questo sito si propone di essere un contenitore di informazioni e proposte sul tema dello yangsheng (养生).

L'espressione cinese yangsheng (养生) significa, letteralmente, nutrire la vita .

Questo concetto, ampiamente elaborato e dibattuto nell'ambito della cultura cinese, non è presente solamente nei testi filosofici classici, ma si trova anche in contesti assai diversi da questi, come quello della medicina tradizionale o delle tecniche di mantenimento e rafforzamento della salute (in effetti, uno degli antichi modi per indicare esercizi e pratiche che, oggi, comprenderemmo nel “generico” termine qigong (气功) era yangsheng fa (养生法), letteralmente metodo/i di nutrizione della vita .

Yangsheng (养生) non ha tanto il senso di perseguire un determinato obiettivo, quanto quello di un porsi in “armonia” con la realtà, ovvero con il Dao (), origine e “nutrimento” di tutto ciò che conosciamo.

Poiché, secondo il pensiero daoista, tutte le cose si trovano già, naturalmente, in un “ordine perfetto”, l'uomo non può che ambire a questo stato di “armonizzazione”: dimentico delle proprie mire wuyiwei (无以为), oggi diremmo “del proprio ego”, deve raggiungere lo stato di wuwei (无为) la non azione.

Non azione non significa essere passivi, ma agire con “spontaneità”, senza interferire, in modo da permettere il naturale evolversi delle situazioni. Nella stanza 25 del Laozi daodejing (老子 道德经), uno dei testi fondamentali del taoismo, si legge:


人法地,
地法天,
天法道,
道法自然。
L'uomo ha per modello la terra,
la terra il cielo,
il cielo il Dào,
il Dào la naturale spontaneità.

Poiché, secondo la concezione daoista, macro e micro sistemi (o potremmo dire “cosmi”) non solo si influenzano, ma si rispecchiano vicendevolmente, applicando a questo passo la matematica “proprietà transitiva”, si può comprende come la “naturale spontaneità” non possa che essere, per l'uomo, il modello più naturale del vivere, ovvero del nutrire la vita .

Il daoismo, pur rifuggendo dogmatismo e rigidità, ha tradizionalmente concepito il processo di evoluzione “spirituale” attraverso una una pratica prolungata, costante e autodisciplinata che coinvolge più il piano dell'esperienza che quello della conoscenza: il rafforzare l'autodeterminazione e lo stabilizzare la tranquillità dello spirito sono infatti necessari per intraprende con successo questo percorso di affinamento.

Il lento cambiamento del proprio stato di coscienza, e di sé stessi nella propria interezza, si produce utilizzando il “laboratorio del corpo” considerato nella sua relazione con il cosmo: l'io non può essere capito se non se non lo si rapporta a ciò che è al di fuori di sé, ovvero la comprensione del sé porta allo comprensione di ciò che è fuori di sé.

Il privilegio dell'esperienza, come mezzo di incremento della consapevolezza, non riguarda però solo il pensiero daoista: Xunzi (荀子), filosofo di scuola confuciana vissuto fra il 312 e il 230 a.C., scrive:


不闻不若闻之,
闻之不若见之,
见之不若知之,
知之不若行之,
学至于行之而止矣。
Udire è meglio di non udire,
vedere meglio di udire,
conoscere è meglio di vedere,
agire è meglio che conoscere,
solo attraverso l'agire si arriva ad apprendere compiutamente.

Questa idea ci è, in qualche modo, confermata dalle moderne teorie di “embodied mind / embodied cognition” secondo le quali il nostro modo di pensare e imparare è profondamente influenzato da come il nostro corpo è fatto ed è strutturato, tanto che i concetti, anche i più astratti, vengono appresi e compresi per analogia a partire da esperienze dirette e concrete, ovvero a partire dai nostri schemi motori e neuronali.

Ecco che, seguendo questa linea di pensiero, questo sito darà spazio non solo alla divulgazione di idee e conoscenze, ma soprattutto ad eventi e attività che ne permettano l'esperienza diretta.

Per concludere una piccola nota tecnica: i caratteri cinesi riportati nel sito sono quelli “semplificati”, secondo l'attuale sistema in uso nella Repubblica Popolare Cinese (per vedere la trascrizione fonetica in pynin basta porre il mouse sopra i caratteri); quelli tradizionali sono invece utilizzati solamente ove necessario o pertinente (per esempio, per ritrovare il potere evocativo che la semplificazione dei caratteri ha, in taluni casi, fatto perdere).